Addio Aldo, campione della Roma degli scarti nobili

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Se c’è una cosa che mi dà fastidio è sentire quei commentatori radiofonici e non, pseudo competenti, che si riempiono la bocca di frasi fatte, e cioè che per fare grande la Roma bisogna comprare i grandi campioni, quelli che costano tanto, che solo così si può puntare a vincere. Questi falsi soloni, con lo stantio gracchiare del disco rotto delle loro affermazioni, offendono la memoria del grande presidente Dino Viola, il più grande dirigente della storia della Roma, che senza avere i quattrini a palate degli Agnelli, dei Moratti e dei Berlusconi e senza fare spese folli, seppe costruire pezzo per pezzo una Roma vincente, pescando intelligentemente i suoi campioni all’estero tra gli sconosciuti (Falcao), dalla serie B (Pruzzo e Nela), dalla serie C (Tancredi e Ancelotti) e anche dalla primavera (Di Bartolomei e Bruno Conti). Ma Viola seppe costruire la sua Roma, oltre che con un prestito azzeccattissimo (Vierchowod) anche con gli scarti degli altri, tra cui Iorio (ex Torino), Prohaska (ex Inter) e Maldera (ex Milan). Nessuna spesa folle, ma pochi soldi investiti in modo intelligente e con competenza, pescando il meglio dove c’era da pescare con lungimiranza. E così il semi sconosciuto Falcao, rivelatosi poi il più grande uomo squadra che abbia mai giocato nella Roma, un autentico allenatore in campo, fu preferito al ben più celebre Zico, così come venne data fiducia a quelli che oggi, con i paraocchi che vanno tanto di moda, sarebbero considerati solo dei giovani promettenti e non dei campioni in pectore, quali invece erano i nostri e come seppe capire Viola. Il quale, incoraggiato da Liedholm che lo conosceva, seppe capire che Aldone Maldera, il fortissimo terzino sinistro scaricato dal Milan quando aveva solo 29 anni, un bisteccone mancino dal piede buono, bravo a difendere e ad attaccare instancabilmente su e giù per la fascia sinistra, aveva ancora tantissimo da dare. Maldera era sì uno scarto del Milan, ma il suo sangue era nobile, la sua classe intatta: insomma uno scarto nobile, che contribuì a fare la fortuna di quella Roma capolavoro di Liedholm e Viola. Maldera era anche stato in nazionale e avrebbe meritato un ampio palcoscenico intenazionale, ma aveva avuto la sfortuna di trovare sulla sua strada Antonio Cabrini, probabilmente il più gran terzino sinistro dell’intera storia del calcio, un autentico fuoriclasse del ruolo, in cui Maldera, che oggi giocherebbe sempre, aveva solo il difetto d’essere il numero due. Peraltro, rispetto a Cabrini, Maldera vantava un miglior colpo di testa e forse un pizzico di potenza in più. Memorabile, nel campionato dello scudetto, la bomba con cui su punizione sfondò la porta del Pisa segnando nel finale il gol del rassicurante 3 a 1 in una partita che sembrava stregata. E fu un gran peccato per lui e per la Roma che, per un’odiosa decisione del borioso arbitro francese Vautrot, che gli rifilò un’ammonizione del tutto gratuita nella partita di ritorno col Dundee, Maldera, che in campo era sempre d’una correttezza esemplare, dovette saltare la finale della Coppa dei Campioni contro il Liverpool, quando probabilmente il suo apporto sarebbe stato decisivo, specie al momento dei calci di rigore che assegnarono quella coppa. Ma in ogni caso Maldera, un milanese a cui Roma entrò nel sangue, tanto che c’è rimasto fino alla fine (abitava a Fregene) diede il suo determinante contributo alla vittoria del campionato 1982/83.
A detta di tutti quelli che l’hanno conosciuto, Maldera era una persona educata, gentile, riservata, schietta, molto umana e disponibile, uno che non faceva chiasso, che non cercava di apparire sui giornali, insomma un vero signore. Io poi me lo ricordo anche quando sedeva sulla panchina della Roma primavera e guidava con sagacia i suoi giovani, tra cui il più promettente era Totti.
Ora Aldo se n’è andato in punta di piedi, senza far chiasso, così come era vissuto, signore fino in fondo. Ma non può essere dimenticato da chi, come me, ha gioito con lui per la conquista del secondo scudetto della storia della Roma, dopo oltre 40 anni dal primo.
Possa la tua generosa anima riposare in pace, Aldone, campione della Roma degli scarti nobili.

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One Response to “Addio Aldo, campione della Roma degli scarti nobili”

  1. mau

    caro coso(nn ti firmi….)
    1: falcao non fu preferito a zico ma acquistato perchè sull’asso brasiliano arrivò x prima l’udinese è diverso…..
    2: sui nomi che hai menzionato non si discute e infatti dopo si sono rivelati quasi tutti ottimi giocatori ma dopo! da allora ad oggi fammi un solo nome sconosciuto acquistato dalla roma che si è rivelato poi campione! uno fammene….
    3: continuiamo a buttare soldi per sconosciuti che sappiamo non diventare mai campioni vedrai come la riempiamo la bacheca!
    cordialmente
    mau

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